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Cos'è la musica tricordale? La musica tricordale si avvale della "tecnica tricordale"
inventata dal M.° Francesco Valdambrini.
Si tratta di una nuova organizzazione delle note destinate alla composizione
musicale, che si basa sul "Tricordo Bìtono" (accentuare
la lettera ì della parola), in quanto formato da tre note affiancate
della scala temperata a distanza teorica di un tono intero l'una dall'altra,
quindi due toni interi, ad esempio: La, Sol, Fa, e senza alcuna successione
di semitono. Attraverso lunghe riflessioni sulla qualità e peso
delle note usate per dar vita ai suoni delle composizioni, e sulla eventualmente
ormai raggiunta, eccessiva limitatezza dell'ambito d'ottava entro il
quale hanno vissuto in passato tutte le tecniche compositive che si
sono avvalse della scala temperata, comprese quelle di natura totalcromatica,
Francesco Valdambrini matura la decisione d'inaugurare l'organizzazione
tricordale, in un momento, infatti, in cui i 12 suoni (pantonali si
dovrebbe dire con Schönberg) si affiancano e sovrappongono con
la più assoluta eguaglianza di peso e dignità, senza la
benchè minima preponderanza di uno su di un altro, dando vita
con la "musica atonale, dodecafonica, strutturalista, ecc..."
ad una grande ricchezza di opere totalcromatiche, composizioni cioè
che propongono all'orecchio l'udito ed il gusto della presenza pressocché
costante di tutti i 12 suoni. La spinta verso l'ideazione del sistema "tricordale"
nasce allora dal voler reagire all'invecchiamento dell'udito "totalcromatico"
che rischierebbe sempre più un grigiore amorfo con l'insistenza
costante dell'uguaglianza di peso e di qualità dei dodici suoni
e sulla limitatezza quantitativa del loro numero, cioé a dire:
solo 12 note. Un'altra possibilità è una concatenazione
di 72 note ottenuta con l'affiancamento dei tricordi nella medesima
direzione una volta a distanza di semitono e una volta a distanza di
tono intero. Ad esempio: La sol fa, Mi re do, Si bemolle la bemolle
sol bemolle, Fa mi bemolle re bemolle, Si la sol, Fa diesis mi re, Do
si bemolle la bemolle, ecc... in tutto 24 tricordi pari a 72 note. Oppure si può fare una breve concatenazione di
quattro tricordi affiancati o forse meglio agganciati tramite la retrocessione
di un semitono. Esempio: Do si bemolle la bemolle, La sol fa, fa diesis
mi re, Re diesis do diesis si. Una concatenazione pari a 12 note. L'applicazione pratica delle note di queste concatenazioni
ai fini compositivi non prevede alcun obbligo, come ad esempio quello
dodecafonico, di rispettarne l'ordine di successione; così come
qualsiasi ripetizione, moltiplicazione della medesima nota a qualsiasi
livello è assolutamente praticata.
Nella situazione qui descritta i suoni rispettivi alle
note dei tricordi aquistano nuova qualità, nuova caratterizzazione
acustica, nuovo peso personale in quanto dotati di una nuova ricchezza
posizionale, riscontrabile in primis all'interno del tricordo stesso:
un "do" del tricordo Do re mi è diverso dal "do"
del tricordo Si bemolle do re, ed è diverso da quello del tricordo
La bemolle si bemolle do. Inoltre il gioco di queste tre diverse posizioni
si propone e si gioca in altre molteplici posizioni numeriche, all'interno
delle differenti concatenazioni di 36, 72, 12 note e nei diversi rapporti
derivati dall'applicazione libera dei tricordi; ed ancora nelle eventuali
situazioni contrappuntate ed agglomerate di melodie ed armonie tricordali. La musica totalcromatica parte da una concezione insiemistica delle 12 note esistenti all'interno di un intervallo d'ottava. La musica tricordale parte da una concezione insiemistica di sole tre note che creandosi, proponendosi e riproponendosi in una vastissima gamma di posizioni, trascende le limitazioni degli "ambiti d'ottava", trascende la necessità dell'uguaglianza gerarchica dei 12 suoni necessaria al totalcromatico, riorganizza differenziazioni caratteriali dei suoni, ripropone rapporti intervallari melodici ed armonici che trascendono i concetti di consonanza e dissonanza ed inaugurano la "Sonanza Pura" come armonioso risuono che non conosce ragioni programmatiche per attriti ed asperrità provocatorie o beatitudini garantiste. Le fin qui descritte caratteristiche della "Tecnica
Tricordale" si ripropongono con le medesime risultanze comunicative
nella musica vocale di Valdambrini, ad esempio nei "Bolius Lieder"
per voce e pianoforte, nel "Salmo Secondo" per coro misto,
archi e percussione. In quest'ultima composizione, anch'essa di largo
respiro, come nel "Ludus Danieli" piuttosto che nella grande
"Sonanza Infinita d'Orchestra", composizione nuova e non orchestrazione
della "Sonanza Infinita" per pianoforte, l'autore, compositore
propone e ripropone una scansione fraseologica inconsueta, a lui molto
cara, che molto bene realizza il desiderato allargarsi in più
ampi respiri del fraseggiare melodico e cioè: il Tempo ventisette
ottavi. I compositori di musica tricordale, ormai un certo numero, formano insieme al loro maestro la nuova "Scuola Tricordale", in cui ognuno si cimenta nella ricerca creativa di sempre nuove densità e distensioni armoniche e melodiche: dal "Cluster tricordale" alla purezza del tricordo singolo; con spessori, gradazioni e costruzioni molto diverse a seconda delle esigenze poetiche di ogni autore. Tutti gli esempi musicali di Francesco Valdambrini Tutte le composizioni edite
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